Trump dichiara guerra agli Indiani d'Americana (L'oleodotto si farà...)


Promette battaglia la tribù Sioux di Standing Rock dopo la decisione del neopresidente Usa Donald Trump di riprendere la costruzione dei contestati oleodotti Dakota Access e Keystone XL.


Jan Hasselman, avvocato dei Sioux, ha annunciato che la tribù farà causa per difendere la decisione del genio militare di intraprendere uno studio sull’impatto ambientale del Dakota Access che includa la ricerca di percorsi alternativi per l’oleodotto da 1.100 miglia che attraverserà quattro stati. 

La tribù dei Sioux si oppone da sempre al progetto, in particolare all’attraversamento del lago Oahe. Secondo gli attivisti, se si verificasse una perdita lì verrebbero inquinate le acque da cui dipendono i circa 8.000 membri della tribù e milioni di altri cittadini americani che abitano più a valle.

La tribù ha subito reagito all’ordine esecutivo firmato da Trump, definendolo una violazione della legge. “La decisione politicamente motivata dell’amministrazione Trump viola la legge e la tribù si muoverà per combatterla”, ha dichiarato il capo tribù Dave Archambault II.





I due decreti con cui Trump vuole rilanciare gli oleodotti Keystone XL e Dakota Access rappresentano una pessima notizia per i nativi americani e gli ambientalisti. "Vedremo se riusciremo a costruire questo oleodotto (Keystone, ndr)" che creerà "molti posti di lavoro, 28mila", ha detto Trump alla stampa dallo Studio ovale. Il presidente ha unito a queste misure un memorandum che richiede che l'acciaio necessario ai progetti venga prodotto negli Usa e un decreto per accelerare le valutazioni sull'impatto ambientale precedenti alla costruzione di infrastrutture prioritarie, come autostrade o ponti.

Il governo di Obama aveva sospeso a dicembre scorso anche la costruzione delDakota Access, progetto da 3.800 milioni di dollari che avrebbe portato mezzo milione di barili di petrolio al giorno dai giacimenti del North Dakota a un'infrastruttura già esistente in Illinois.


La misura firmata da Trump "invita" l'impresa incaricata per il Keystone XL, la canadese Transcanada, a sollecitare un permesso per completare la costruzione dell'oleodotto e promette di prendere una decisione in merito entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta.

Nel caso del Dakota Access, chiede invece al segretario dell'Esercito di "rivedere e approvare" le petizioni dell'azienda Energy Transfer Partners, che ha già costruito il 90% del percorso di 1.770 chilometri della pipeline e vuole completare il tratto finale, che passa sotto al lago Oahe, nel North Dakota. 

La tribù Sioux di Standing Rock ha protestato per mesi contro il progetto, con l'appoggio di attivisti ambientali e politici progressisti, denunciando che il progetto contaminerà il fiume Missouri e avrà altre gravi ripercussioni.

"Faremo di tutto per fermare la costruzioni di questi oleodotti", ha promesso in una nota il Senatore Bernie Sanders, candidato alle primarie democratiche, il quale ha accusato Trump di "ignorare la voce di milioni di persone e mettere gli interessi dell'industria fossile davanti al futuro del pianeta". 

La decisione di Trump è stata condannata anche da gruppi come Greenpeace eSierra Club, i quali hanno promesso di continuare la propria opposizione ai progetti.




Soddisfatti invece l'industria del petrolio e molti leader repubblicani al Congresso. I progetti, ha detto lo speaker della Camera Paul Ryan, "potenzieranno l'economia e creeranno migliaia di posti di lavoro ben pagati". "Questi oleodotti - ha aggiunto - rafforzeranno l'approvvigionamento energetico del nostro Paese e aiuteranno a mantenere bassi i costi energetici per le famiglie americane"

Insomma, la scusa è sempre la stessa: "Creare nuovi posti di lavoro" e con questa scusa i bianchi colonizzatori si arrogano da secoli il diritto di calpestare la vita dei Nativi, di sfruttare e distruggere le loro terre, di farli vivere in riserve, di ucciderli quando azzardano ribellarsi alla prepotenza bianca.


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