Donald il pagliaccio




DI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org
Nel giro di pochi giorni le vicende sono precipitate … e sembra che Donald abbia dimenticato le suepromesse elettorali, soprattutto in politica estera e in modo particolare in Siria, dove invece di ristabilire i rapporti con tutte le parti del conflitto per la lotta contro il terrorismo, ha lanciato 59 missili da crociera tomahawk contro al-Shayrat e l’aeroporto militare della Siria orientale.
L’attacco di Trump non è stato pienamente legittimato nemmeno all’interno degli Stati Uniti. Secondo la CNN, un ex portavoce del Dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, ha improvvisamente ricordato che la Siria è uno stato sovrano e ha sottolineato che il coinvolgimento militare degli Stati Uniti potrebbe avviarsi verso «una china scivolosa». Psaki ha aggiunto poi che il presidente aveva agito senza consultare il Congresso, senza autorità giuridica chiara e senza alcuna azione militare coordinata con gli alleati. Per di più avrebbe agito senza nemmeno avvertire il popolo americano.
Contrariamente alle numerose dichiarazioni, sembra dunque che Washington abbia tutte le intenzioni di spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad e intenda tornare al «grande gioco».
Trump si è rivelato fin da subito un bluff, un presidente ricattabile e quindi nelle mani del vero potere che conta (lobbies, corporations, Wall Street, Fed) e nonostante le promesse dell’astuta campagna elettorale, che presagiva un isolazionismo più sensibile ai problemi sociali interni, una politica estera incentrata sugli interessi americani al motto di «America First», e un riassetto della Nato, che contenesse le spinte imperialistiche USA, ora ha finalmente svelato la verità ed è rimasto nudo.
Trump alla fine si è arreso. Il Deep State ha ribadito il controllo sull’amministrazione, quindi fuori Michael Flynn, poi Steve Bannon, ed ora sono rimasti solo sionisti e generali dispotici che minacciano una guerra con l’Oriente. Addio quindi alla normalizzazione delle relazioni con la Russia.
E’ evidente che l’attacco chimico che Washington attribuisce al governo di Assad, nonostante l’assenza di qualsiasi prova, è stato una false flag, un pretesto per attaccare la Siria e sostituire il presidente con un altro avatar di comodo. E Trump si è mostrato pienamente d’accordo.

Lo storytelling ha una sua logica puntuale, prima l’attivista per i diritti umani Alexej Naval’nyj organizza manifestazioni anti-Putin in diverse città russe, con una copertura mediatica internazionale piuttosto marcata. Poi a breve un attentato nella metropolitana di San Pietroburgo uccide 14 persone, con decine e decine di feriti. Di nuovo a qualche giorno di distanza, esplodono gas chimici vicino a Idlib contro i civili, la cui responsabilità viene subito attribuita al presidente siriano Assad. Mentre la Russia viene messa sotto pressione, per l’emergenza interna e l’offensiva diplomatica internazionale, contemporaneamente si riapre la partita in Siria con un attacco militare da parte degli Stati Uniti.
Come ha riferito di recente MintPress, le uniche informazioni disponibili per quanto riguarda l’attacco sono finora arrivate solo da due fonti: i Caschi bianchi e l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Entrambi i gruppi hanno forti legami con governi filo-interventisti che hanno finanziato i tagliagole islamici e hanno avuto anche legami con al-Qaeda.
Però mentre nei media di tutto l’Occidente correvano i titoli che chiedevano l’intervento straniero in Siria, il Ministero della Difesa russo ha annunciato una scoperta sorprendente fatta proprio a Khan Sheikhoun.







Il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov, ha dichiarato pubblicamente che un magazzino nei pressi di Khan Sheikhoun era stato distrutto dall’Air Force siriana diverse ore dopo l’attacco con i gas tossici. Secondo Konashenkov, l’impianto produceva conchiglie che contenevano gas chimici, molti dei quali erano stati portati in Iraq e più volte utilizzati dai militanti Daesh e altri estremisti.
Egli ha anche sottolineato che le stesse armi erano state usate dai ribelli, durante l’assedio ad Aleppo nel 2016, conclusione derivata dall’analisi dei campioni prelevati da esperti militari russi, a dimostrazione che i ribelli erano in possesso di armi chimiche.
I ribelli che operano nella zona, tutti alleati con l’al-Nusra e Ahrar al-Sham, entrambi affiliati di al-Qaeda, hanno respinto le affermazioni di Konashenkov, mentre Hasan Haj Ali, comandante della al-Nusra, ha detto «tutti i civili nella zona sanno che non ci sono fabbriche di armi in quella zona. Le varie fazioni dell’opposizione non sono in grado di produrre queste sostanze».
Tuttavia, era già stato dimostrato nel 2013 che non solo i ribelli erano in grado di produrre armi chimiche, ma le avevano usate più volte in Siria e in Iraq. Per esempio i funzionari delle Nazioni Unite hanno confermato che i ribelli anti-Assad sono stati responsabili per l’attacco con il gas sarin nel 2013 a Ghouta, altro attacco attribuito al regime di Assad.
Anche il giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh aveva documentato nel suo libro “La Linea Rossa e la Linea di Fuga” che i ribelli avevano avuto a lungo la capacità di effettuare attacchi con armi chimiche e che paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita avevano in dotazione tali armi.
Il governo della Siria, al contrario, non ha più armi di quel tipo, un fatto stabilito dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), che ha confermato nel 2016 che le armi chimiche siriane erano state distrutte sotto il loro controllo.
Come ha scritto Paul Antonopoulos di Al-Masdar News:
«I caschi bianchi hanno manipolato i cadaveri senza equipaggiamento di sicurezza straordinario, in modo particolare indossando le comuni maschere e senza guanti di protezione … In pochi secondi di esposizione al sarin, gli effetti del gas cominciano a bersagliare i muscoli e il sistema nervoso. C’è un rilascio quasi immediato delle viscere e della vescica, e il vomito è indotto. Quando il sarin viene utilizzato in un’area concentrata, ha la possibilità di uccidere migliaia di persone. Eppure, nonostante un gas così pericoloso, come si diceva, i caschi bianchi hanno trattato i corpi con scarsa difesa per la loro salute. Tutto ciò dovrebbe sollevare domande».
Dunque mentre i governi occidentali e i media corporativi sono già certi della colpevolezza di Assad, la scoperta del magazzino dei terroristi, insieme ad altri elementi di prove notevoli, suggeriscono che se il governo siriano fosse stato veramente responsabile di quell’attacco, avrebbe fatto un fragoroso autogol.
Infatti poiché il governo siriano sta recuperando quasi tutte le città occupate, non avrebbe nulla da guadagnare nell’utilizzo di armi proibite a livello internazionale, mentre i tagliagole NATO, armati e finanziati, erano i maggiori beneficiari dei rinnovati inviti ad un intervento straniero in Siria.
Ma The Donald non ha voluto (o meglio potuto) aspettare le attribuzioni di responsabilità, quindi ha attaccato senza troppi indugi.
Poi mentre sull’AirForceOne si è fermato a parlare coi giornalisti della crisi siriana, alle sue spalle scorrevano le scene di «Star Wars» con il mantello inquietante di Dart Fener. Lo sfondo più adatto per il presidente dal lato oscuro della forza.
Però Donald durante la campagna elettorale parlava di lotta all’immigrazione e di protezionismo, soprattutto parlava di rispetto della sovranità altrui e fine degli Stati Uniti poliziotti del mondo, relazioni amichevoli con la Russia e rifiuto dei trattati di libero scambio. Il suo sembrava quasi un programma no-global, poi però la faccenda ha preso tutta un’altra piega, e Dart Fener ha subito quella mutazione direttamente proporzionale alle regole imperialistiche del grande bluff e si è rivelato il più grande pagliaccio della storia.


Rosanna Spadini
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