Le Multinazionali della Bellezza ed i grandi inganni dei prodotti cosmetici.

In passato si è potuto notare come alcune multinazionali di cibi Killer come la Coca Cola e McDonald’s
 possano causare danni al corpo umano, come alucni antidepressivi tipo il Prozac possano uccidere, o anche come molti interventi medici/chirurgici siano dettati da interessi economici delle lobby farmaceutiche e per ultimo, ma non per importanza le negligenze mediche che causano 120.000 decessi annui (1). Il mercato dei prodotti cosmetici per la tutela della bellezza  genera un fatturato con molti zeri e ultimamente sta puntando il suo sguardo verso il mondo maschile. Solo in Italia si registrano incassi per 8.600 milioni di euro e questo rappresenta un mercato che non conosce crisi anche perché alcuni prodotti arrivano a costare migliaia di euro. Tutte queste società promettono risultati straordinari, garantiti e testati. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Ovviamente no. Se prendiamo alcune case cosmetiche si possono notare varie sfumature.

 Lancaster, 97 milioni di fatturato nel 2008, antirughe Retinology “test di scarso valore scientifico poiché sono senza gruppo di controllo o di autovalutazione”, ( I.F.O.).
Esteé Lauder, una delle più grosse aziende nel mercato dei cosmetici in Gran Bretagna. I test presentati sono di (solo) 19 donne tra i 45 e 71 anni. La sua pubblicità è stata bloccata perché ingannava i consumatori secondo l’Advertising Standard Authority britannica (dicembre 2009)
Vichy Liftactive marchio l’Oréal, 940 milioni di fatturato nel 2008. Secondo la loro réclame i risultati sono visibili in 4 giorni. “Valutazioni prive di valore scientifico, è una normale crema idratante”, ( I.F.O.)
Garnier Ultralift, il video pubblicitario presenta in basso una scritta illegibile, questa spiega che i test sono di  autovalutazione, niente di scientifico. (2)
Nivea, 314 milioni di fatturato nel 2009. Pubblicizza un prodotto che contrasta la cellulite e la pelle a buccia d’arancia. L’ antitrust sostiente che lo studio non è stato effettuato su pelle umana ma su cute di maiale, precisando che per avere effetti bisogna intervenire sotto il derma che è poi la sede principale della cellulite.
Nivea, My Silhouette, snellenti per il corpo. I test sono stati effettuati su 28 donne ma la riduzione potrebbe essere dovuta a molteplici fattori, anche solo al semplice gesto di massaggiare la parte interessata per spalmare la crema. Il prodotto “manca dei minimi presupposti scientifici”, ( I.F.O.)
Somatoline, Total Body. I test si riferiscono a 25 soggetti e sono stati mostrati i risultati di una sola persona.
Questi sono solo alcuni esempi ma sarà utile ricordare anche altre dichiarazioni.

“La promessa di riduzione della cellulite con qualsiasi trattamento deve essere considerata speculativa” (3)
Il termine anticellulite può dar luogo a equivoci ed è da considerarsi “improprio e comunque sconsigliabile”(4)
Réclame pubblicitaria. “I test scientifici dimostrano che l’estratto di mukurossi inibisce l’enzima che causa l’invecchiamento della pelle”.  “Promesse inverosimili” (5)
Partendo dall’idea che la cosmesi per definizione agisce in superficie senza penetrare in profondità, il prodotto può essere messo tranquillamente in commercio senza bisogno di autorizzazioni perché manca una legge che regolamenti questo mercato, a differenza dei prodotti farmaceutici per il corpo che hanno bisogno dell’approvazione dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Le aziende produttrici di creme per la bellezza al momento del lancio dello stesso non sono obbligate a presentare alcun test. Secondo i rapporti annualli dell’ UNIPRO ogni anno si spendono circa 100 milioni di euro in cosmetica e solo negli ultimi 10 anni 90 pubblicità sono state dichiarate ingannevoli dall’Antitrust. La COLIPA (Associazione europea delle industrie cosmetiche) ha ammonito a più riprese che i test vanno effettuati prima e non dopo (maggio 2008). Naturalmente a tutto questo bisogna aggiungere che i test vengono effettuati su topi, cute dei maiali, glutei maschili, sulla pelle di un braccio invece che sul viso. Se a tutto questo sommiamo che vengono mostrati solo i test sui volontari che hanno avuto dei risultati, il quadro della situazione non può che apparire più chiaro. Fin quando queste grandi multinazionali giocheranno sulla salute dei cittadini, fin quando i loro interessi si intrecceranno con la politica, un pieno smascheramento di questa illusione sarà difficile che avvenga. Come ricorda T. Roosevelt, (1910)

” Non sarà possibilie controllare in modo efficace i grandi gruppi industriali finché questi continueranno a occuparsi di politica. Porre fine a questa situazione non sarà un’impresa né facile né rapida.”

A tutto questo dobbiamo aggiungere tutti i prodotti che creano allergie e nei casi peggiori il cancro. Il Center for Environmental Health (CEH) ha effettuato test indipendenti  su 98 tipi di shampoo e saponi per il corpo. In questi prodotti è stata riscontrata la cocamide dietanolammina.

(1) M. Zepezauer, “Take the rich off welfare, 2004”

(2) Provvedimento AGCM n. 20862

(3) M. Wanner, Journal of Drugs in Dermatology aprile 2008

(4) Istituto Superiore della Sanità americano, 1980

(5) I.A.P. Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

Per maggiori info si rimanda il lettore al lavoro di Laura Bruzzanti, “L’inganno della Bellezza”

Enea Rotella



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