La Povertà dilaga in Germania… anche fra chi lavora!

Quando da noi in Italia si sente parlare di Germania, la prima cosa che probabilmente si pensa è che si tratta in questo momento del paese più stabile in Europa. La disoccupazione è a livelli minimi, l’export vola oltre ogni record ed i gilet gialli finora non si sono visti. Quindi va tutto bene… In verità, vi sono diversi punti oscuri all’interno della cosiddetta locomotiva d’Europa, che raramente vengono riportati sui nostri media.

Innanzitutto, stando a diverse statistiche interne, il numero di lavoratori impiegati con uno o più dei cosiddetti “mini jobs” ammonta a quasi 8 milioni di unità. Tradotto altrimenti: nella lista di chi un lavoro ce l’ha, vi sono quasi 8 milioni di persone che lavorano 15 ore alla settimana, per portarsi a casa la rilevante cifra di 450 euro al mese.




Di questa massa di lavoratori precarizzati e sottopagati, bisogna specificare che 4,9 milioni vivono soltanto di un mini job, mentre altri 2,7 milioni svolgono un mini job solo come seconda attività, rispetto al loro lavoro principale, altrimenti non avrebbero le risorse necessarie per poter vivere dignitosamente.Ricordiamo che i mini jobs sono solo uno dei frutti della riforma del mercato del lavoro tedesco, portata a termine dal governo socialdemocratico di Gerard Schröder alla fine degli anni ’90.


Altra figura lavorativa, che è molto cresciuta negli ultimi decenni, è quella dei cosiddetti “Aufstocker”, termine che è difficile da rendere in italiano, ma che forse potrebbe essere tradotto come “integratore”. Nella sostanza gli Aufstocker sono dei lavoratori che percepiscono un salario così basso da rendere necessaria un’integrazione economica da parte dello Stato, altrimenti avrebbero serie difficoltà a far fronte alle loro spese correnti e ad arrivare a fine mese.



Nella maggior parte dei casi essi sono lavoratori part-time, ma si sono registrati non pochi episodi di lavoratori a tempo pieno che chiedono un aiuto economico allo Stato per poter sbarcare il lunario; sono per esempio padri di famiglia con figli a carico che, seppur lavorando 40 ore alla settimana, non riescono con i loro magri salari a garantire un’esistenza degna, a se stessi e ai loro cari. Il numero degli Aufstocker in Germania è di 1,2milioni di unità.




Altro aspetto economico della Germania di sicuro poco conosciuto, è che nel paese leader del Vecchio Continente non esiste una pensione minima, come in Italia. Ebbene sì, nello Stato più ricco d’Europa non è previsto un importo minimo per chi dopo una vita di lavoro, magari non sempre ben pagato, finalmente si riposa. Va da sé che le pensioni nelle regioni orientali sono ancora oggi più basse rispetto a quelle occidentali. Si è calcolato che in Germania una pensione su due sia sotto gli 800 euro.

La mancanza di una pensione minima forse spiegherebbe il sorprendente dato, secondo il quale 1,42 milioni di pensionati si trovano costretti o desiderano lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età. A riportare questo dato interessante, sono stati diversi media mainstream tedeschi, tra cui il “Die Zeit”, facendo notare come l’odierna quota dell’11,4 per cento di pensionati che lavorano sia cresciuta a dismisura dal 2010, quando era appena del 5 per cento. Di fatto è raddoppiata ed è maggiore di quella media, degli altri paesi dell’Unione Europea.


Ma il dato che onestamente pochi italiani si aspetterebbero di sentire, è che in Germania 1 bambino su 7, è sulla soglia della povertà, dal momento che riesce a vivere solo grazie al sussidio di disoccupazione,detto in gergo popolare “Hartz IV”, percepito da uno od entrambi i genitori disoccupati (o lavoratori, ma con paghe troppo basse come visto sopra). La cifra sale per Berlino e Brema, due metropoli nelle quali il numero di bambini che vive solo grazie all’Hartz IV è di ben 1 su 3. Pertanto, se vi capita di trovarvi in uno dei tanti parchi che costellano la Capitale tedesca, tenete a mente che dei bambini che vedrete giocare a calcio e andare sulle altalene, uno su tre vive solo grazie ai sussidi statali.

Come visto, non tutto è “rose e fiori”, nemmeno in Germania. Sarà un caso che il partito “populista” di destra dell’AfD, sta riscuotendo un grande successo nelle regioni orientali dell’ex DDR, quelle cioè maggiormente coinvolte dai fenomeni di impoverimento e precarietà esistenziale, menzionati sopra.

Se si considera poi che quest’anno si andrà a votare localmente in 3 di queste regioni orientali, dove l’Afd è data in alcuni casi addirittura come primo partito, allora scopriamo come le “gatte da pelare” per l’ennesimo governo Merkel sono appena iniziate.

Articolo di Matteo Corallo



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