Un'Italia senza paura e' il terrore per l'Unione Europea

Dalla rassegna stampa di Eurointelligence una importante osservazione sulla vera novità dello scenario politico europeo: l’attuale governo italiano non desta scalpore tanto
per le sue posizioni politiche, sebbene divergenti e non allineate, quanto per la sua inedita mancanza di paura e sudditanza. Paura e sudditanza che in precedenza avevano sempre caratterizzato la classe di governo del nostro Paese – e peraltro anche i commentatori politici italiani –  obbligandoci a subire pedissequamente regole e normative anche profondamente contrarie ai nostri interessi.

Eurointelligence, 22 giugno 2018


Il vero pericolo che viene dall’Italia per l’UE non è un ipotetico piano di uscita dall’euro. O una presa di posizione più dura sull’immigrazione. Questo è un tipo di diavolo che conosciamo.

La vera minaccia viene da un’improvvisa perdita della paura. È la paura dell’isolamento che nel corso dei decenni ha tenuto in riga l’Italia, pronta ad accettare ogni normativa anche manifestamente contraria all’interesse del Paese, come la direttiva sulla risoluzione delle banche o anche il trattato dell’ESM, almeno per come è costruito.

Dopo che Giuseppe Conte aveva minacciato di non recarsi questa domenica al mini-summit sull’immigrazione, Angela Merkel lo ha chiamato per assicurargli che la bozza di risoluzione sarebbe stata messa da parte. Conte ha ottenuto un impegno: che da questo incontro non sarebbe arrivata alcuna conclusione. Questa è anche la posizione dei paesi di Visegrad, con cui l’Italia è allineata.






Il primo segno concreto dell’assertività italiana è arrivato a Bruxelles ieri, secondo una cronaca riportata dal Corriere della Sera. Fabrizio Massari, l’ambasciatore italiano, ha formulato una riserva formale sui fondi che l’UE ha stanziato per la Turchia e l’Africa. Il documento sottolinea giustamente che la presentazione di una riserva formale al Coreper spesso prefigura un voto negativo al Consiglio. L’articolo scrive che l’Italia passa dalle parole ai fatti.

”L’Italia si sta predisponendo, senza paura delle conseguenze, a una vera e propria guerra diplomatica: sa che potrebbe non ottenere nulla, ma sembra fermamente convinta di non poter fare passi indietro, anche a costo di isolarsi”.

Dobbiamo ancora vedere la reazione formale dell’Italia alle riforme dell’eurozona, ma dubitiamo che le idee franco-tedesche sopravviveranno al filtro politico italiano. Se è previsto un cambiamento del trattato, questo governo italiano richiederà come minimo la fine del fiscal compact e delle relative regole fiscali. Anche il PD lo aveva chiesto durante la campagna elettorale.

La paura dell’isolamento rimane però nel DNA dei commentatori politici italiani. Massimo Franco scrive sul Corriere della Sera che con questa amministrazione questo rischio rimarrà sempre sullo sfondo. Ricordiamo che uno dei primi atti di Matteo Renzi come primo ministro è stato quello di cercare di farsi fotografare con la Merkel – dopo avere a lungo denunciato le sue politiche nella fase precedente alla sua ascesa al governo. Ora è evidentemente diverso.

Ciò che rende Matteo Salvini così pericoloso per l’UE è la sua completa mancanza di paura. Un tipo di politico deciso e ostinato, che nell’UE la Merkel non aveva ancora incontrato. Conte non decide da solo. Egli agisce in accordo con le istruzioni dei suoi due leader. Sull’immigrazione, è Salvini quello che conta.

In questo nuovo clima politico non è intelligente da un punto di vista diplomatico per Germania e Francia perseguire la loro classica diplomazia pre-summit. La Merkel ha disperatamente bisogno di un accordo nel giro di una settimana per tenere insieme il suo governo. Cosa che sembra sempre più improbabile. Dubitiamo che Conte accetterà di firmare qualsiasi pezzo di carta che affermi che l’Italia prenderà i rifugiati dalla Germania. Accetterà solo proposte finalizzate a proteggere le frontiere esterne dell’UE. Sono in atto dei tentativi di placare la nuova amministrazione italiana. È trapelata una bozza di conclusioni del Consiglio europeo della prossima settimana che prevede le piattaforme di sbarco regionali.

Notiamo anche due importanti nomine che sembrano aver scioccato alcuni osservatori. Una è quella di Claudio Borghi alla presidenza della commissione Bilancio della Camera dei deputati; l’altra è quella di Alberto Bagnai alla commissione Finanze del Senato. Sono due euroscettici. Hanno all’attivo diverse pubblicazioni sull’uscita italiana dall’euro.

Abbiamo sempre detto che la campagna contro Paolo Savona era una falsa pista. Non pensiamo che questo governo pianifichi un’uscita dall’euro – anche se pensiamo che metterà in atto preparativi tecnici. Ma con Borghi e Bagnai ai posti di comando del Parlamento, il ministero delle Finanze è fortemente costretto. Lo spread delle obbligazioni italiane ieri a un certo punto è salito a 242,6 punti base e le azioni sono calate del 2%. La Repubblica ha osservato che Salvini si stava ancora riprendendo dal rifiuto della nomina di Savona a ministro delle Finanze.

Fonte: vocidallestero.it
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