ANTIDEPRESSIVI – ANSIOLITICI: Dopo 6 mesi aumentano il rischio di Alzheimer dell’80%!

Le benzodiazepine sono una classe di farmaci comunemente utilizzati da adulti più anziani per l’insonnia, ansia e disturbi depressivi, aumentano il rischio di demenza e accelerano il declino cognitivo, come mostrano i risultati di uno studio.


Questo tipo di farmaci agiscono sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) modificando alcuni processi chimici naturali (fisiologici) e sono contenuti in numerosi farmaci diffusi come:
Alprazolam
Bromazepam
Bromiden
Diazepam
Lorazepam
Clonazepam
Valium
Xanax

Questi farmaci hanno un effetto
ansiolitico (riducono l’ansia)
miorilassante (rilassano i muscoli)
ipnotico (inducono il sonno)
antiepilettico (riducono i sintomi dell’epilessia)
amnesico (causano problemi di memoria)
Le benzodiazepine danneggiano il cervello favorendo la demenza

Uno studio francese pubblicato sulla rivista British Medical Journal lo conferma: l’uso regolare di benzodiazepine per un periodo superiore a tre mesi aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Lo studio ha preso in considerazione quasi 9.000 persone di età superiore a 66 anni, seguiti per 6-10 anni, dimostrando come l’assunzione giornaliera di psicofarmaci per diversi mesi aumenti il rischio di sviluppare una malattia neurodegenerativa:
una volta al giorno per 3 – 6 mesi aumenta il rischio di malattia di Alzheimerdel 30%
una volta al giorno per più di sei mesi aumenta il rischio di Alzheimer del 60-80%.
L’uso di benzodiazepine da dipendenza

E’ noto da molti anni che l’uso di benzodiazepine per oltre un mese porta ad assuefazione (necessità di dosi maggiori per ottenere lo stesso effetto), dipendenza (difficoltà o impossibilità di interromperne l’assunzione), e la sospensione può causare sintomi di astinenza (recidiva dei sintomi, più tipicamente la potenziale caduta della pressione arteriosa, allucinazioni, psicosi, allucinazioni, convulsioni, malessere).

Lo studio di Sophie Billioti Gagee, colleghi dell’istituto INSERM, dimostra come le benzodiazepine aumentino significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer – la più nota malattia neurodegenerativa, che in Italia colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno.
Le benzodiazepine dovrebbero essere usato per un paio di settimane al massimo

“Dovrebbero essere prescritti per breve tempo. Ciò contribuirebbe ad assicurare che l’uso di questi farmaci sia limitata a poche settimane, un periodo in cui non abbiamo osservato implicazioni negative per il rischio di demenza” affermano i ricercatori che hanno condotto lo studio.

Ansiolitici ed Antidepressivi sono tra i farmaci più venduti al mondo

Le benzodiazepine sono da più di 50 anni dei veri “best seller”. La chiave del loro successo duraturo è dovuta al fatto che hanno un effetto sedativo ed inducono una vera e propria dipendenza, motivo per cui il loro uso è raccomandato per un tempo molto limitato. Tali raccomandazioni sono però seguite dai medici di base, dagli enti di controllo governativi e, non va dimenticato, dai pazienti stessi.
I casi di Alzheimer sono in aumento esponenziale

In tutto il mondo l’aumento preoccupante della demenza (non solo negli anziani in età avanzata) dovrebbe far riflettere sull’uso sconsiderato di questi farmaci. La Francia ad esempio detiene il triste record di campione del mondo nel consumo di benzodiazepine: nel 2012, quasi 12 milioni di francesi ne hanno fatto uso almeno una volta.

Le benzodiazepine sono spesso prescritte per trattare stress, ansia e disturbi del sonno: tutti sintomi che possono essere curati con metodi alternativi come i fiori di bach, omeopatia, agopuntura, rimedi erboristici e nutraceutici.

Inoltre, l’approccio farmacologico elimina i sintomi ma non risolve il problema, sicché questi sintomi tendono a ripresentarsi dopo l’interruzione del trattamento. Questo porta spesso a prolungare la cura oltre le raccomandazioni delle autorità sanitarie (non più di 12 settimane): molti pazienti continuano ad assumerne per anni!

I pazienti, nel frattempo, devono essere consapevoli dei rischi connessi con tali trattamenti prolungati e cercare metodi di cura alternativi.

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